“La grande fabbrica delle parole”, di Agnes de Lestrade e Valeria Docampo

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“La grande fabbrica delle parole”, di Agnes de Lestrade e Valeria Docampo

C’è un paese dove le persone non parlano quasi mai. È il paese della grande fabbrica delle parole. Non parla nessuno perché le parole costano: bisogna comprarle e ingoiarle, per poterle usare. Ci sono parole che solo i ricchi possono permettersi; altre si nascondono tra la spazzatura, altre ancora possono essere acchiappate coi retini, come le farfalle. In questo paese abita Philéas, un bambino con il salvadanaio vuoto ma innamorato di Cybelle: nel giorno del suo compleanno vorrebbe dirle qualcosa di speciale, ma le parole costano troppo, quindi decide di usarne qualcuna trovata per strada, perché non possiede altro. Il problema è che anche Oscar, un bambino molto ricco, è innamorato di Cybelle: avendo molti soldi, le parla di continuo, con paroloni come “matrimonio” e “amore”, che costano davvero tantissimo. Philéas decide di usare tre parole catturate col retino e rischiare tutto. Cybelle le sente. E, nonostante tutto, sa a chi questo gesto è costato di più.
Le parole sanno a chi parlare. Questo piccolo libri per bambini, ma non solo, insegna anche qualcosa sui sentimenti: la quantità non è sempre direttamente proporzionale alla qualità delle emozioni.