“I miei genitori non hanno figli”, di Marco Marsullo

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“I miei genitori non hanno figli”, di Marco Marsullo

E’ un romanzo di formazione, è la storia di un ragazzo di diciotto anni, che, terminato il liceo, ha da fare i conti con il futuro, ancora poco chiaro, con l’università e con la responsabilità del diventare grandi, ma non solo. Ha da fare i conti anche con i genitori, separati sin da quando lui è piccolo, che di genitorialità ne hanno esercitata ben poca nel corso degli anni, divisi dalle lotte e dalle contraddizioni che la loro separazione comporta. Il ragazzo, di cui il nome non viene specificato come non viene specificata la città e neanche l’identità dei due genitori, diventa di conseguenza una pedina fra i due genitori che nel frattempo vivono vite completamente diverse, una madre che cerca di stare al passo con i tempi per comprendere il figlio, ma che non sa realmente cosa il figlio voglia e tantomeno glielo chiede e un padre, esiliato dal mondo, che vive nella sua campagna, dove le uniche conversazioni che riesce a stabilire con il figlio sono sulla caccia e sui cani, mancando fra di loro un dialogo sincero e profondo. Così il ragazzo si ritrova ad avere una vita divisa a metà, con le responsabilità che pesano il doppio fra una madre delusa e un padre egoista e si ritrova così anche lui a dover assumere quasi le veci di genitore per riuscire a star dietro ai difetti e alle fragilità dei due, senza deludere nessuno. Può essere considerata la storia di ognuno di noi nel profondo poiché tra incertezza e confusione ci passiamo tutti, sia che siamo figli di genitori separati sia figli di una famiglia unita. Tutti facciamo i conti con le fragilità e i difetti di chi fa parte della nostra famiglia, poiché quelli del figlio e del genitore non sono ruoli che impariamo ad assumere fra i banchi di scuola o fra le mura di un’università, ma che impariamo ad assumere nella nostra quotidianità, adattandoci “l’uno alla forma sbagliata dell’altro”, come lo stesso autore afferma.